Lucia Valsecchi
Spazio libri: "Quando Hitler rubò il coniglio rosa"


La giornata della memoria è passata da un bel pezzo, ma non sono necessarie ricorrenze particolari per ricordare gli orrori prodotti dal nazismo, dal razzismo e dall'intolleranza. Il libro “quando Hitler rubò il coniglio rosa” dà modo di riflettere su questo argomento senza risultare mai lontano dalla sensibilità dei ragazzi nati nel terzo millennio e senza mai annoiare. Questo libro ,in parte autobiografia dell’autrice ,Judith Kerr, è un inno alla voglia di vivere, all’integrazione e alla speranza .

La protagonista è Anna, una bimba che ha 9 anni all’ inizio della vicenda, ma quasi 11 quando questa si conclude; è ebrea, ma vive pacificamente a Berlino con la sua famiglia (sua madre, suo padre e suo fratello Max).
In quegli anni si sta però affermando il partito nazista, e, una decina di giorni prima delle elezioni che lo porteranno al potere,il padre di Anna, scrittore, decide di fuggire per timore che vinca, e, seppur malato, decide di andare prima a Praga e poi in Svizzera, dove Anna, Max e la moglie lo raggiungeranno.

Una volta in Svizzera alloggiano in un albergo abbastanza lussuoso, ma lì Anna si ammala, e le spese per la sua cura ,la crescente crisi economica e il fatto che nessun giornale svizzero assuma il genitore (perché antinazista e i suoi articoli potrebbero compromettere la neutralità del Paese),costringono la famiglia a trovare un’abitazione più economica.

Come se non bastasse,arriva una lettera che comunica la confisca dei beni lasciati in Germania da parte della polizia nazista: i fratelli pensano subito ai loro giochi, e Anna ricorda in particolare il Coniglio Rosa, il suo peluche preferito,che l’aveva accompagnata fin da quando era piccola,ma che non era riuscita a portare con sé.
Il furto del coniglio rosa è in realtà il simbolo di qualcosa di ben più grande:la perdita di un pezzo di infanzia,della sicurezza di una casa,dell’appartenenza a una nazione e delle amicizie. Infatti gli spostamenti per l’Europa li obbligheranno a lasciare gli amici che avevano conosciuto.

Amici come i figli dei signori Zwirn, che gestiscono la pensione dove Anna e la sua famiglia andranno a vivere.
Questa amicizia verrà però interrotta in quanto la famiglia si deve trasferire in Francia perché il padre di Anna è stato assunto dal “Daily Parisian”.
Arrivata a Parigi , Anna si trova ad affrontare un altro problema:
l’ integrazione linguistica. Infatti né lei né il fratello avevano studiato il francese; così,prima di iscriverli a scuola, la madre decide di far seguire ai figli delle lezioni private di francese.
Per Anna è comunque ostico e quando iniziano le scuole lei si trova in forte difficoltà, ma col tempo e grazie alla sua amica Corinne imparerà a parlarlo e a trovarsi “a casa sua” in Francia.

La crisi economica, però, è sempre più dilagante, e il padre di Anna, per guadagnare più soldi, decide di scrivere la sceneggiatura di un film su Napoleone.
Lo propone a varie francesi, che però lo rifiutano.
Allora l’ ultima speranza è un’agenzia inglese che a sorpresa accetta. Così la famiglia deve trasferirsi a Londra, dove avrà inizio una nuova vita.
Nonostante debbano cambiare spesso paese e scuola, quindi riambientarsi e conoscere nuove persone, in condizioni economiche sempre più dure, Anna e Max non perdono la voglia di vivere, godendo anche di piccole cose che a noi possono sembrare da niente, ma che a loro portano molta felicità,come comprare dei pasticcini, delle scarpe o dei vestiti nuovi.

Se ci pensiamo, a loro non è andata molto male perché, anche se hanno passato momenti difficili, non hanno invece vissuto l’orrore subito dagli ebrei rimasti in Germania, confinati prima nei ghetti e poi nei lager, però è incredibile pensare quanto la cattiveria di certi uomini e di certe "idee" possa rovinare la vita di persone che non hanno fatto male a nessuno.